IL TUMORE DELLA MAMMELLA
La Prevenzione
Il tumore che più frequentemente colpisce le
donne italiane in età superiore ai 35 anni è il carcinoma
mammario anche se quello del polmone si sta apprestando al sorpasso. Allo
stato attuale si può calcolare che 7 donne su 100 verranno colpite
dalla malattia nel corso della loro vita e che almeno 3 di esse ne moriranno
(Veronesi). Oggi possiamo tuttavia anche affermare che tanto più
precoce è la diagnosi, tanto maggiormente la terapia chirurgica
e medica portano a guarigione la paziente. La prevenzione deve interessare
particolarmente tutte quelle donne che presentano dei "fattori di rischio":
avere avuto la madre o una sorella colpite da cancro al seno; avere avuto
la prima gravidanza dopo i 35 anni; essere obese e praticare una dieta
con elevato apporto di lipidi, specialmente in menopausa; avere più
di 50 anni.
Quale prevenzione attuare?
Da quando è diventato un atteggiamento abituale
il sottoporsi a controlli ginecologici periodici, per il monitoraggio della
gravidanza o durante l'impiego di contraccettivi o per la prevenzione dei
tumori dell'utero, l'esame clinico del seno è divenuto parte integrante
della visita ginecologica in quanto esso rappresenta uno dei più
diffusi strumenti atti a scoprire una qualsiasi alterazione della mammella.
Il ginecologo e l'oncologo hanno senza dubbio maggiori possibilità,
rispetto al chirurgo e al medico generico, di conoscere ed interpretare
correttamente le modificazioni ormonali che possono influenzare sia la
fisiologia che la patologia della mammella. Per la diagnosi precoce dei
tumori della mammella si richiede alla donna anche del tempo per sottoporsi
ad esami strumentali. E' accertato che attualmente l'esame più valido
al fine di una diagnosi precoce è la MAMMOGRAFIA poichè è
in grado di rilevare tumori anche di pochi millimetri di diamentro. I risultati
degli studi finora condotti nel mondo consigliano do praticare una mammografia
ogni 1 - 2 anni a tutte le donne dopo i 50 anni; è pure raccomandabile
una mammografia di base a 40 anni ed una di controllo a 45 anno (Veronesi).
Altre tecniche quali la ECOGRAFIA e la TRANSILLUMINAZIONE, pur potendo
essere utili come tecniche di appoggio per completare la diagnosi, non
sono sufficientemente efficaci ai fini della prevenzione. La termografia
invece è stata del tutto abbandonata.
Poiche scoprire un tumore
in fase iniziale può consentire interventi limitati sulla mammella
(chirurgia conservativa) e può permettere la guarigione clinica,
acquista notevole importanza la pratica dell'AUTOESAME DEL SENO. E' utile
imparare ad eseguirlo correttamente, senza allarmismi, ricordando che nella
maggior parte dei casi i nodi rilevati sono benigni. Il consulto del medico
di fiducia consentirà di sciogliere il dubbio, anche con il ricorso
agli esami idonei.
Come effettuare correttamente l'autoesame
del seno
L'esame deve essere praticato subito dopo la fine del
flusso mestruale. Davanti allo specchio (fig. 1), con le braccia alzate,
osservare i seni per verificare che non vi siano modificazioni di forma
o retrazione della cute o del capezzolo. Sdraiarsi sul letto (fig. 2) dopo
avere sistemato un cuscino sotto la spalla. Ripiegare il braccio sotto
il capo. Palpare con l'altra mano la metà interna della mammella,
ossia la parte verso lo sterno. Allungare il braccio mettendolo lungo il
fianco. Palpare la metà esterna della mammella. La palpazione deve
essere effettuata con brevi movimenti circolari con i polpastrelli: la
pressione deve essere dapprima delicata; poi più pronunciata. Infine
spremere delicatamente il seno, per controllare che non fuoriescano
secrezioni (una modesta secrezione chiara non deve però allarmare).
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CONSIGLI PRATICI DA NON DIMENTICARE
1
Da 25 a 70 anni:
Autoesame del seno
2
Tra i 40 ed i 50 anni:
Almeno due mammografie
3
Dopo i 50 anni:
Mammografia ogni due anni
4
Ad ogni dubbio:
Visita del medico specialista
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L'intervento chirurgico
L'intervento chirurgico rappresenta il momento fondamentale
della terapia, l'unico che può portare a guarigione. Tecnicamente
si può essere costretti alla MASTECTOMIA TOTALE o può sussistere
la possibilità di ricorrere ad un intervento limitato senza dover
procedere alla amputazione della mammella. La cosidetta CHIRURGIA LIMITATA
o CONSERVATIVA necessita di una diagnosi il più precoce possibile
e può quindi essere riservata soltanto a casi selezionati.
Dopo l'intervento
Terapia medica e/o radiante: può essere necessaria
in alcuni casi. Ricostruzione della mammella: immediatamente dopo l'intervento
di MASTECTOMIA, o dopo un intervallo variabile a seconda dei casi, è
possibile la ricostruzione della mammella con varie tecniche di chirurgia
plastica tra cui l'applicazione di endoprotesi mammaria. Riabilitazione
fisica: nel periodo post operatorio sono necessari esercizi fisici opportuni
per evitare blocchi articolari ed atteggiamenti viziati e per mantenere
una simmetria del busto e dell'andatura.
Gli esercizi di riabilitazione
Nel periodo post-operatorio, la mobilizzazione dovrà
essere iniziata precocemente, per evitare blocchi articolari ed atteggiamenti
viziati. Nei primi giorni dopo l'intervento si dovrà piegare il
braccio della parte operata, aiutandosi con l'altro braccio. Durante il
riposo l'arto dovrà poggiare su un cuscino. Appena si lascierà
il letto, l'arto superiore dovrà riacquistare la mobilizzazione
e una simmetria del busto e dell'andatura. A tale fine è utile muovere
in modo simmetrico, dinanzi ad uno specchio, lentamente le braccia come
nelle figure 1, 2 e 3. La contemporanea ed uguale distensione delle due
braccia può ottenersi sollevando una sbarra sopra la testa, come
alla figura 4. L'obiettivo finale è quello di riacquistare eguale
capacità di distensione e movimento verso l'alto delle braccia,
come nelle figure 5 e 6.